Come agisce l’alcol nel cervello?

cervello“L’alcol rappresenta la droga più comune e più diffusa dell’umanità e gli effetti sul cervello sono gli stessi di quelli delle altre droghe, come per esempio, la marijuana, la cocaina e l’eroina”. Così gli studiosi riuniti al Congresso Annuale della Research Society on Alcoholism in Texas, hanno messo in evidenza come agiscono le sostanze alcoliche nel cervello. Lo studio, che sarà pubblicato a settembre sulla rivista Clinical & Experimental Research, coordinato dal dottor Gregg Homanics, titolare della cattedra di biologia e farmacologia e chimica anestesiologica alla Pittsburgh University, esamina il tipo di legame molecolare che si attiva nel sistema cerebrale con l’introduzione di bevande alcoliche. Le proprietà dell’alcol, definite “speciali” dagli studiosi, hanno per molto tempo reso difficile capirne l’interazione con le proteine delle cellule cerebrali. Il loro legame chimico, infatti risulta molto più sottile e piccolo, delle altre sostanze stupefacenti conosciute, ed è in grado di stabilire connessioni con diversi tipi di proteine. Il dottor Homanics, spiega in merito, che i costi degli effetti dell’abuso di alcol sono i più elevati delle altre droghe illegali, per la società. Inoltre, per molto tempo si è ritenuto che l’alcol agisse sulla membrana delle cellule distruggendola, mentre la nuova scoperta mette in luce, nuovi possibili meccanismi d’azione. Gli scienziati, in tal senso mettono in evidenza che conoscendo a livello molecolare i danni dell’alcol, diventa possibile anche sviluppare terapie e trattamenti più efficaci per la cura dell’alcolismo.
Fonte: Science Daily

Le tipologie di consumo tra i giovani

Recentemente si è visto un significativo mutamento nella rappresentazione sociale del bere, con un passaggio dal vino alla birra e ai superalcolici e con l’individuazione di nuovi luoghi del bere spesso assunti da modelli esteri (aumentano i pub e le birrerie a discapito delle trattorie e dei ristoranti). Oggi come oggi potremmo parlare di due modelli del bere: un modello tradizionale legato al vino e alla cultura dello stare insieme e un modello moderno legato al consumo per lo più di birra e superalcolici  e alla necessità di affrontare difficoltà personali (timidezza, paura, imbarazzo, ecc).

Il bere determinato da tale necessità rappresenta però una modalità di utilizzo di alcolici che espone a una certa probabilità di sviluppare, col tempo, un problema di abuso o dipendenza. E’ proprio per questa ragione che, nonostante i giovani siano al giorno d’oggi  più consapevoli e informati delle possibili conseguenze negative dell’assunzione di alcol, continuano  a rappresentare una popolazione ancora ad alto rischio.

Tale affermazione è avvalorata da una ricerca che ha portato alcuni autori a distinguere tre forme di alcolismo giovanile:

  1. Alcolismo come modalità di integrazione nel mondo degli adulti; in questa forma che prelude ad un’alcoldipenenza, l’influenza delle famiglie e del gruppo di pari è fondamentale. Le feste familiari, il luogo di lavoro, il servizio militare, svolgono un ruolo induttore.
  2. Alcolismo come auto-medicazione: messo di fronte alla crisi adoloscenziale (noia, solitudine, sentimento di inferiorità, ecc.) o ad uno stato più patologico (depressione, alto livello di ansia, ecc) il giovane  ricerca nell’alcol un effetto farmacologico.  Per lo più solitario questo alcolismo comporta una degradazione rapida e a volte assume il valore di  un equivalente suicidario.
  3. Alcolismo tossicomaniacale: sebbene per molto tempo non considerato tale, l’alcol acquisisce ai nostri giorni il valore di una droga. Il tossicomane può alternare l’alcol ad altre sostanze o può sostituire questi con l’alcol in un periodo di carenza.