Giovani e dipendenze: quali sono le più diffuse?

Al giorno d’oggi, i giovani sono spesso soggetti a diverse forme di dipendenza.

Si parla non solo del fumo e dell’alcool, ma anche delle droghe e del gioco, che sia d’azzardo o gaming online. Dati preoccupanti ci giungono da fonti come Doxa e Istat, nonché dall’Osservatorio Europeo delle Droghe: sembra, ad esempio, che il 16% dei ragazzi fino ai 24 anni abbia l’abitudine di fumare, e che il 20% delle persone con età compresa tra i 15 e i 34 anni consumi di frequente bevande alcoliche.

A tal proposito ci siamo rivolti al personale del Centro San Nicola, un vero punto di riferimento nell’ambito della cura delle dipendenze. La struttura, accreditata dall’Assessorato alla Salute, aiuta tutti coloro che hanno bisogno di sostegno ed elabora programmi personalizzati a seconda delle esigenze. Gli esperti del Centro si occupano sia di disintossicazione sia di riabilitazione e accompagnano, passo dopo passo, i pazienti in un percorso che li guida a riappropriarsi della propria vita e liberarsi dalle dipendenze.

Ecco come hanno risposto alle nostre domande.

Alcool e fumo: si tratta, probabilmente, di due tra le dipendenze più diffuse. Perché sono tanto popolari tra i giovani?

Nella maggior parte dei casi, i ragazzi intraprendono questa strada per sentirsi accolti nella società, per entrare a far parte di un gruppo, o magari per dimenticare, anche se solo per un po’, una situazione spiacevole. La disinformazione su questo argomento è notevole, tanto che fumo e alcool, soprattutto tra i giovani, vengono visti come veri e propri mezzi di accettazione e di integrazione.

Fumare la prima sigaretta nei bagni della scuola è ritenuto un autentico rito di iniziazione, il passaggio prematuro verso un’età adulta. Allo stesso modo, il consumo di superalcolici è ormai un uso consolidato tra gli adolescenti, tanto alle feste quanto durante le comuni uscite nei weekend.

In apparenza, le bevande alcoliche aiutano ad affrontare le paure in maniera spavalda: in realtà, causano con il tempo un progressivo deterioramento dell’organismo, nonché comportamenti illeciti e pericolosi. Per non parlare, poi, di quelle sfide assurde intraprese per dimostrare agli altri il proprio coraggio, come il binge drinking, che consiste nel bere almeno cinque alcolici diversi in una sola volta.

In caso di dipendenza da alcool è importante affrontare il problema senza criticare il giovane soggetto a dipendenza. Bisogna, invece, cercare di capire cosa lo ha spinto a comportarsi in questo modo: voleva trovare una via di uscita da qualcosa che lo angoscia, o semplicemente imitare i compagni di scuola e gli amici della comitiva? Non di rado un giovane inizia a bere o a fumare per chiedere, a modo suo, aiuto.

Anche la droga è tra le principali dipendenze degli adolescenti?

Purtroppo sì. La droga, specialmente la cannabis, esercita una certa attrattiva su parecchi ragazzi. Anche in questo caso i fattori scatenanti possono essere vari: si inizia pensando che sia un gioco e, in men che non si dica, si diventa dipendenti. Si sa che in Europa circa 17 milioni di persone con meno di 34 anni di età hanno consumato la cannabis minimo una volta nella vita.

In verità, l’Osservatorio Europeo delle Droghe ci comunica che almeno 90 milioni di cittadini europei fanno uso di questa droga. Sono dati allarmanti, considerando quali sono gli effetti negativi della sostanza in questione. Essa provoca il deperimento di numerose aree del cervello connesse alla memoria e al movimento. Chi diventa dipendente dalla cannabis, quindi, rischia di avere difficoltà nel ricordare le cose e nel compiere le azioni più semplici.

Anche in queste circostanze, i genitori non devono adirarsi, giudicare, lasciarsi andare a rimproveri fini a se stessi. L’angoscia di un padre o di una madre di fronte a una situazione del genere è assolutamente comprensibile, ma è del tutto inutile per la risoluzione del problema. I genitori  dopo aver colto segnali indicatori come occhi perennemente arrossati e comportamenti incomprensibili possono chiedere aiuto e consiglio a centri specializzati o alle associazioni come la Atena.

Persino il gioco può diventare una forma di dipendenza, è corretto?

Atena_gioco_giovane

Assolutamente sì, anche se in tal caso le conseguenze negative riguardano molto più la mente che non il corpo. Il gioco d’azzardo è considerato una patologia: molti bambini, di 8-9 anni, usano la paghetta data dai genitori per partecipare a lotterie e gratta e vinci.

Una volta iniziato a giocare è difficile smettere, soprattutto per i ragazzi più giovani che hanno una minore percezione della realtà. I campanelli d’allarme sono uno scarso interesse verso la scuola e verso le attività ricreative sane, disturbi del sonno e persino piccoli furti dal portafoglio della mamma e del papà.

Bambini e adolescenti raramente sanno stabilire un limite, e continuano a giocare finché il divertimento non diventa un’autentica malattia. Lo stesso vale per i giochi online, che assorbono totalmente il soggetto proiettandolo in mondi fantastici.

Spesso, in questo caso, la dipendenza si accompagna a una vita insoddisfacente, magari a episodi di bullismo a scuola o comunque all’emarginazione sociale. Il giovane mostrerà comportamenti dissociativi, irrequietezza, talvolta i sintomi di una vera e propria astinenza. Il ruolo della famiglia, proprio come per l’alcool, il fumo e la droga, è fondamentale, ed è essenziale intervenire in tempo non appena si notano dei segnali.

Fonte: lacitta.eu